Appunti sull'arte ispano-americana
DA SISTEMARE
La formazione di Rhut risente della corrente culturale e artistica che si era andata sviluppando e diffondendo in forme simili in tutto il Sudamerica, nel partendo dal Messico rivoluzionario e che prende il nome di Modernismo.
Un'arte che voleva sia rivolgersi al popolo e alla gente indigena per riscattarla socialmente e spiritualmente, sia rifarsi alle tradizioni culturali precolombiane recuperandone forme, colori, credenze e miti per dar vita ad un’arte metticia, originale e vera, diversa dagli imperanti modelli europei.
Il sincretismo di elementi di diverse culture afro, amerinda, europea e una vocazione sociale forte sono alla base del modernismo artistico ispanoamericano del novecento.
APPROFONDIMENTO: BREVI CENNI SULL'ARTE ISPANO-AMERICANA
Dal Messico era iniziata quella corrente culturale artistica di rinnovamento per l’arte pittorica (e non solo del sudamerica), ricordiamo gli artisti più conosciuti Diego Rivera, Siquerios e Orozco: i muralisti messicani e la loro “arte per il popolo” che coincide con la rivoluzione messicana del 1910.
Cenni sui muralisti
Frida Khalo moglie di Rivera propone una pittura personale, intimista, ricca di simboli, dal cromatismo forte. Nei suoi dipinti emerge la realtà messicana violenta, dolce e passionale, attraverso il richiamo alle radici indigene della propria terra.
Non a caso i pittori che Rhut ci indica come maestri sono i connazionali Oswaldo Guayasamin (1919 e muore 1989) e Eduardo Kingman (1910-1998.) che poté conoscere personalmente. Kingman era amico di famiglia, i genitori di Ruth erano infatti dentro l’ambiente artistico del loro paese (padre architetto, nonna e madre pittrici e scultrici).
Oswaldo Guayasamin




autoritratto 1952, lavoratori, autoritratto(1963) madre (1969 - età de la ira)
Padre indio e madre criolla, Guayasamin incarna quel sincretismo culturale. Lui stesso dichiarava “dipingo da millenni”, riferendosi proprio alle sue radici artistiche che affondano all’epoca precolombiana, come bene mostra l’iconografia usata. Le mani grandi e forti, le figure in forme giganti commuovono per l’accento emozionale, ma costituiscono anche un appello politico e sociale. E molti artisti che seguirono quella che possiamo chiamare “la linea sociale” subirono l’influenza di questo grande artista.
Queste le parole di Guayasamin che bene esprimono questo nuovo umanesimo in arte: “La mia pittura vuole ferire, vuole graffiare, colpire i cuori della gente. Perché vuole dimostrare che l’essere umano nasce contro l’essere umano... dipingere è un modo di pregare e di gridare nello stesso tempo. Sono cosciente che veniamo da una cultura millenaria, attorno alla quale si è formata una civilizzazione che ebbe momenti di grande splendore e che, nonostante tutto, non abbiamo perduto la fede nell’essere umano, nella sua capacità di sollevarsi e costruire, perché l’arte protegge la vita ed è un modo d’amare”...
Oswaldo Guayasamín, pintor de Iberoamérica. Por Jorge Enrique Adoum. ---->


Kingman rompe con le regole dell’accademia (in mano alla classe sottomessa alla cultura europea) e tratta temi popolari con forme molto espressive. Tre secoli di dominazione spagnola realizzata attraverso un’ economia di esportazione e rapina e un secolo di repubblica che ha governato in maniera simile al periodo coloniale, hanno ridotto l’indio in una condizione di miseria economica (schiavi) sociale (senza diritti) spirituale (manipolazione religiosa, vuoto culturale) e fisica (degenerazione biologica).
Denunciare questa ingiustizia è stato il compito della pittura indigena di Kingman che subì l’influsso degli artisti messicani Rivera e Orozco.
Eduardo Kingman, el hombre ---->
Frida
Unito a questo slancio verso la gente, il popolo, l’essere umano come individuo e come società, di pari passo anche il rifiuto dell’eredità artistica e culturale europea. L’ambizione è quella di creare una corrente ispano-americana in tutti i settori dell’arte, autonoma e valida, tanto diventare modello e fonte di ispirazione per gli artisti europei. Insomma, ribaltare quella situazione di”sudditanza” che aveva visto gli artisti sudamericani guardare e studiare l’arte europea ma rimanere ai margini dei movimenti artistici mondiali, accontentandosi di giocarvi un ruolo secondario.