Leggenda: Raduno dei corvi lungo il Piave.

Il mio bisnonno lavorava la terra dello scrittore Dino Buzzati,
che talvolta gli raccontava fatti antichi legati alle atmosfere misteriose
che salgono dal fiume Piave.
In una triste e umida serata di autunno, il bisnonno stava tagliando
le canne in un campo di mais, quando venne interrotto da un furioso
gracchiare.
Alzato lo sguardo, vide arrivare da ogni parte del cielo corvi che andarono
ad appollaiarsi sugli alberi spogli costeggianti il fiume, mentre il
loro assordante cra cra ribollolliva nella nebbia che
si stava alzando.
Lo scrittore immobile sul colle ammirava lo spettacolo.
Poi disse:
-I corvi si radunano in autunno lungo la valle del Piave per
onorare il Mut, un servitore buono e fedele ucciso ingiustamente dal
suo padrone!-
Fu così che il bisnonno seppe della leggenda del Mut,
che poi raccontò al figlio, mio nonno, che a sua volta la raccontò
a mio padre, che infine la raccontò a me.
Ora io voglio raccontarla a voi, perché diventi il ricordo
di tutti.
La vicenda risale prima dell’anno Mille, quando la zona del bellunese
era dominata da nobili signori, che dai loro castelli controllavano
il territorio e la popolazione dedita all’agricoltura, all’allevamento
e al taglio deiboschi.
Talvolta, tra questi nobili signori, scoppiavano guerre che davano luogo
a vendette terribili.
Turcherio,Conte di Casteldardo di Trichiana, prima di partire per la
guerra contro il nobile Murcimiro, Signore del castello di Zumelle,
che gli aveva rapito la figlia e ucciso il figlio primogenito, nascose,
per timore di tradimenti e vendette, il suo ultimo figlio maschio nel
casino di caccia in mezzo a una foresta di carpini nella zona di Rivamaor
che si affaccia sulla valle del Piave.
A guardia e protezione del bimbo mise un servitore sordomuto che era
stato da sempre suo aiutante fedele.
Il Mut, così era chiamato il fedele servitore, si ritira nel
rifugio segreto ad accudire il piccolo, aspettando il ritorno del padre.
Dopo molti mesi di guerra, stipulata una tregua, il nobile Turcherio
può tornare a riabbracciare il figlioletto.
Ma, imboccato il viale di carpini antistante il casino di caccia, gli
viene incontro il Mut gesticolante e insanguinato.
Turcherio capisce che qualcosa di grave è successo.
Corre nella stanza del figlioletto e la trova sossopra: il lettino vuoto
e le lenzuola imbrattate di sangue.
-Il Mut mi ha tradito- pensa - e mi ha ucciso il figlio.
Merita di morire, maledetto!-
Esce in preda al furore con la spada sguainata.
Afferra per i capelli il Mut, che a gesti e mugolii lo supplica di fermarsi.
Lo trapassa da parte a parte urlando per il dolore e per l’odio.
Poi, avvolto il cadavere del Mut nel suo nero mantello, lo fa rotolare
giù per la scarpata verso il Piave, gridando: -Vai,infame traditore,
a gracchiare in eterno con i corvi!
E mentre così impreca, sente un pianto di bimbo provenire dal
casino di caccia.
Corre a vedere e in un sottoscala dentro un cunicolo segreto, trova
il figlioletto. Lo abbraccia piangendo felice, ma subito capisce la
mostruosità del suo delitto.
Ora era chiaro: il Mut aveva salvato il figlio da qualche nemico che
lo voleva rapire.
Aveva combattuto e ferito l’ assalitore, che, scappato, aveva
lasciato tracce di sangue sul letto del figlio e in direzione del bosco.
Disperato, si affaccia alla scarpata del Piave a chiamare e a implorare
il Mut:
-Perdonami, perdonami!-
E dalla strisciante nebbia del Piave, vede, con angoscia, tra gli alberi
spogli, là dove era precipitato il Mut, alzarsi un’ombra
nera furiosamente gracchiante:
-Cra,cra, cra!-
A quel grido, da ogni parte del cielo giungono nugoli di corvi a far da corte alla grande ombra .
-Cra, cra, cra!-
E Turcherio sente in quel violento gracchiare l’annuncio premonitore
della sua rovina.
Le guerre avrebbero distrutto lui, la sua nobile famiglia, il suo bel
castello e pure il ricordo della sua grandezza.
Ma, il Mut non avrebbe mai trovato pace, perché, come spesso
succede alle anime strappate violentemente alla vita, sarebbe ritornato
in autunno a gracchiare con i compagni il suo incessante desiderio di
vita.