Paolo Cavinato
Lo splendido Palazzo delle Contesse di Mel (Belluno) apre nuovamente all’arte con un’antologica dedicata al maestro Paolo Cavinato.
25 marzo al 25 aprile 2006
orario:
feriali 10.00 - 12.30
festivi: 10.00 - 12.30 / 14.30 - 19.00
lunedì chiuso
ingresso: 4.00 euro - omaggio fino 16 anni
Paolo Cavinato è nato l'8 marzo 1911 a Belluno, dopo
aver frequentato le scuole elementari a Genova, città dove si era rifugiato
come profugo, ritorna a Belluno e prosegue gli studi all'Iti Segato,
iniziando, per passione, a dipingere.
Entra poi nell'esercito come ufficiale degli alpini,
partecipa alla campagna di Etiopia e combatte sul fronte
greco-albanese e su quello occidentale. Ammalatosi gravemente, dopo
la guarigione viene inviato a Bolzano al Corpo d'armata
alpino e qui, l'8 settembre 1943, all'arrivo dei tedeschi si trova ad
essere un nemico. Viene condotto in Polonia in un campo
di concentramento e, successivamente, in un
altro nella Germania del nord.
Quando Belluno viene annessa alla Germania assieme a Trento e Bolzano,
dopo il rifiuto di Cavinato ad entrare nell'esercito, è internato
a Nordhorn e mandato a lavorare in fabbrica come operaio tessile.
Tornato a Belluno, decide di diventare insegnante e
lavora all'Iti Segato di Belluno, come docente di disegno tecnico. La
passione per la pittura non lo abbandona mai. Viaggia in tutta Europa
per conoscere i musei e le opere dei grandi artisti, sue città preferite
sono Venezia e Parigi, dove torna frequentemente. Continua a
dipingere fino alla morte sopraggiunta per malattia nel 1992.
Le tematiche ricorrenti nella pittura di Paolo Cavinato sono le donne, i musicisti, i gruppi di figure, i frati, i paesaggi, elementi costanti raffigurati in infinite varianti. Il linguaggio è essenziale, regolato da una approfondita conoscenza della storia dell'arte e dei movimenti delle avanguardie del '900, non mancano tuttavia echi di Venezia e della grande tradizione culturale ad essa collegata. I personaggi raffigurati fanno parte di un mondo misurato nei modi che si propone con compostezza di tratti e di toni. Sembra che il tempo sia rallentato per darci modo di cogliere con chiarezza la morbidezza delle forme, la grazia dei gesti, le delicatezza degli accostamenti. All'apparenza immobili, le opere di cabinato, sono invece pregne di tensioni espresse attraverso vibranti cromatismi, accensioni luminose e linee tese verso l'esterno, trasversali. Ma la vera novità di questa esposizione sono le opere scultoree. Si tratta dell'elaborazione attraverso legno, terracotta, bronzo, pietra di una situazione immaginativa che si è per lo più manifestata in pittura. Segni incisi e marcati, solchi netti che contornano le forme e le definiscono per evidenziare l'aspetto narrativo. Così sia le opere scultoree che quelle pittoriche offrono un'identica lettura della realtà, perché tutto passa attraverso l'interiorità dell'artista che racconta, in questo modo, la propria esperienza le proprie riflessioni per mezzo di emblemi che rimangono identici e ripetuti. Antonella Alban







