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Il gelato zoldano diventa protagonista a Bologna

Al salone alimentari, vari artigiani hanno proposto ricette, passione e macchinari d'un tempo

di Nicla Panciera (Corriere delle Alpi, martedì 8 novembre 2005)

BOLOGNA. Un’attività corale in tutti i sensi, quella orchestrata dai maestri gelatieri zoldani e dal Coro Val di Zoldo per la promozione della patria del gelato, domenica a Bologna ad Alimentarti, il 1 salone dell’artigianato italiano di qualità e dell’enogastronomia. 10mila metri quadrati e 350 espositori provenienti da tutta Italia, per un totale di 30 mila visitatori in tre giorni.
lavorazione gelato con antica macchinaCome in una piazza d’un tempo, sulla quale si affacciavano le varie botteghe artigiane, cosi’ è stato in fiera, dove il “laboratorio del gelato” campeggiava ben visibile, oltre i “laboratori della tradizione” dedicati a pasticceria, panificazione, ciccolateria, lavorazione di carne, formaggio, olio e pasta fresca.
Una perfetta ricostruzione di una bottega artigiana, come quelle diffusesi a partire da fine dell’Ottocento in tutta Europa, grazie all’emigrazione dei gelatieri zoldani e cadorini, in verità molto più simili a un’officina che a un moderno laboratorio alimentare. Una delle prime macchine per fare il gelato, recuperata in un vecchio tabià, i secchi del sale, i contenitori più piccoli da caricare, a gruppi di tre, sul tipico “carrettino” per la vendita ambulante (onnipresente nelle vecchie foto in bianco e nero), il pentolone e la frusta per la pastorizzazione del latte e molti altri oggetti, custoditi nel museo di Goima e recuperati dagli appassionati, come Sergio Balestra.
Questo è il visitatissimo laboratorio, funzionante da tre giorni grazie alle sapienti mani di Maurizio De Pellegrin e Cristian Piva, che hanno prodotto il gelato esattamente come facevano i loro avi, sparsi in tutta l’Europa centro-orientale. Accanto, ugualmente funzionanti, macchine produttrici di gelato dell’ultima generazione. A separare il passato dal presente, un tavolo di materie prima per la fabbricazione del gelato, come latte, uova, zucchero, frutta, vaniglia. “Il messaggio è proprio quello di una continuità ideale del prodotto e della sua qualità, non compromessa dall’evidente evoluzione dei macchinari per la produzione”, spiega Maurizio De Pellegrin, del Piodech Zoldan. Alle pareti, foto storiche di gelatieri (dell’Uniteis) e una copia della prima concessione per fare il gelato a Vienna, ricevuta nel 1895 da Iulius Mattiuzzi di Zoppé. Nello spazio dedicato allo zoldano, oltre alle maschere in legno del Piodech Zoldan, molte cartine e depliant turistici della valle a disposizione del pubblico.
Coro val di Zoldo a BolognaIn questo contesto, si inserisce anche l’esibizione del Coro Val di Zoldo, invitato nella giornata conclusiva di Alimentarti da Loris Molin Pradel, presidente di Confartigianato Gelatieri, e che, con il suo repertorio di canti popolari profani, è stato ulteriore testimone della tradizione legata al gelato e all’emigrazione, fenomeno che ne sta alle origini. Dopo aver cantato nel pomeriggio nell’area dedicata ai seminari, il coro si è spostato allo stand del gelato dove, grazie ad un’acustica migliore, è stato ulteriormente apprezzato. Qui, le voci ben impostate dei coristi hanno intonato brani popolari, come “Layla oh” (dedicata al Pelmo) e “Il canto dell’emigrante”, che con la sua intensità emotiva è riuscito a commuovere tutti i presenti, tra i quali gli organizzatori di Alimentarti, che si sono poi complimentati con il maestro Diego Panciera.
Insomma, questo salone, voluto “per rilanciare la tradizione agroalimentare che rappresenta la cultura italiana, nella quale possiamo trovare la risposta alternativa all’omologazione dei consumi e alla standardizzazione dei comportamenti”, come ha affermato presidente nazionale degli Alimentaristi di Confartigianato, il pasticcere bellunese Giacomo Deon, presente tra l’altro nel laboratorio della pasticceria, non è stato solo un’occasione per la promozione di un prodotto di alta qualità, come il gelato artigianale, ma anche un contesto ideale per dare visibilità al territorio bellunese.

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