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DAL DIARIO
Li vidi passare, quel 10 marzo 1945, diretti alla morte.

 

di Renata Venzon (Corriere delle Alpi, 10 marzo 2006)


Li vidi passare, quel 10 marzo 1945, diretti alla morte.
L'otto settembre 1943 divise il popolo italiano, e ognuno scelse la sua strada   Ritornò l'invasore straniero, le caserme si riempirono di altri giovani, con altre divise.
La guerra continuò più violenta e devastatrice.
Iniziò la guerra di "Resistenza partigiana".
Un giorno, mentre ero affacciata ad una finestra, durante una pausa di studio, mi capitò di vedere passare di sotto, la casa era proprio sulla strada, un carro coperto da un telo, trainato da un cavallo accompagnato da alcuni soldati tedeschi. Ripresi a studiare, non immaginai cosa c'era sotto quel telo! Qualche ora dopo, però, la notizia che un ufficiale e due sol­dati tedeschi erano saltati in aria a pezzi al "Bosco delle Castagne", perchè avevano urtato una mina, era di dominio pubblico. Serpeggiarono e poi si diffusero in giro delle voci che seminarono grande spavento tra la gente.
La rappresaglia venne eseguita il giorno 10 Marzo 1945, nello stesso luogo dove erano morti i tre incauti soldati tedeschi. Io vidi passare, sempre sotto la mia finestra, i dieci partigiani prigionieri dei tedeschi, che si avviavano al supplizio. Furono impiccati sui rami degli alberi di castagno di quel bo­sco.
Ogni anno vengono commemorati, con una cerimonia  nel luogo dell'esecuzione.
Io, tutti gli anni, in un giorno del mese di marzo mi reco alla chiesetta di San Sebastiano, situata all'inizio della salita per il Bosco delle Castagne, dove è deposta una piccola lapide a ri­cordo dei dieci "Caduti per la Patria", leggo i loro nomi, i luoghi di nascita e i seguenti versi: "Signor noi ancor dall'albero fatale teco aspiriamo a secolo immortale" (Carducci).
 Sulla lapide ci sono sempre due rose rosse e un nastro tricolo­re. Recito una preghiera, poi ritorno a casa con i pensieri im­mersi in quei giorni lontani.

10 MARZO 1999
Oggi è una bella giornata quasi serena e un pò tiepida. qualche nuvoletta, candido e vaporoso tutù, se ne va danzando per il cie­lo. Si respira una dolce aria che annuncia l'arrivo della prima­vera. Io mi sono sentita ringiovanita, con le ali ai piedi, e mi sono incamminata su per il sentiero del bosco delle castagne. Ogni tanto sosto per riposarmi e poco lontano vedo un bel pra­to di fiori: candidi bucaneve, anemoni violetti, primule gialle.
Mi  prende un grande desiderio di raccogliere quei fiori e inizio la raccolta.
Mi rivedo giovane, il 10 marzo del 1945, ho 17 anni e sono in questo stesso luogo, ma come era più bello allora raccogliere fiori canterellando, sognando ad occhi aperti, la vita sembrava offrirmi un cielo sereno esultante di letizia, io pensavo che mi riservasse
che cosa?  Tante belle cose!
Ma, ahimè!  Mio Dio!
Ad un tratto sento dei rumori strani, come di passi caden­zati che salgono il sentiero, ho un pò di paura e mi nascondo dietro un cespuglio di roselline selvatiche, sto immobile e guardo. Un gruppo di giovani seri e pensierosi, lo sguardo immerso in spe­ranze lontane irraggiungibili, salgono ammanettati il sentiero scortati da altri giovani in divisa.
Li conto, sono dieci, sì, li riconosco, sono loro. Li chiamo per nome: Mario, Giuseppe, Francesco, Marcello, Pietro, Giuseppe, Ruggero, Giovanni, Guido, Joseph.
Una voce lontana, ma vibrante risponde: Presente!
Cara Luigina Tavi ho riletto, con mestizia, la tua bellissima poesia: "Bosch de le Castagne - Marzo 1945 -".
Quei dieci giovani dai volti pensierosi che ho immaginato mentre salivano il sentiero verso il loro martirio, ai dieci alberi di castagno, cosa pensavano Luigina? :
" Nò. No sò quel che i penséa.
Che se pènselo a vinti ani
se i te porta là ... a morir?
Mi, me par, che Lori diese,
co la corda intorno al col,
i spetesse che, ten bot,
là vizin ai castagner
finisesse la bufera...
i era tant bei quei fior
e po' ... era primavera."

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