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Per
le valli ladine la guerra scoppiò già nell'agosto 1914, in quanto
esse facevano parte della monarchia asburgica: gli uomini vennero
quindi subito richiamati e mandati a combattere sul fronte russo
e dei Balcani.
Quando
alla fine del maggio 1915 si aprì il fronte con l'Italia, l'Austria
richiamò anche i giovanissimi e gli anziani che facevano parte
degli Standschützen, antico corpo paramilitare tirolese, i quali
furono così mandati a difendere il fronte dolomitico che rimase
pressoché invariato sino all'ottobre 1917, quando ci fu la ritirata
italiana fino al Grappa e al Piave.
Tutta
la zona ladina divenne italiana con il chiudersi delle ostilità,
dopo l'armistizio del 3 novembre 1918. |
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Fra gli Standschützen che dal maggio 1915 combatterono sul fronte
delle Dolomiti si trovavano giovanissimi ed anziani: nell'immagine,
padre e figlio (17 anni) uniti nel lavoro della guerra. |

Gli Standschützen
di Livinallongo prima che la guerra scoppiasse, nella loro tradizionale
divisa che poco dopo sarà sostituita con quella del soldato. |

Giovani militari nel 1916. Niente
nell'immagine tradisce la dura realtà della guerra: compito della
fotografia, da spedire ai familiari, era quello di sdrammatizzare,
di rassicurare il destinatario |
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Posizione di fanteria
sull'altopiani di Cherz, con sullo sfondo il Sief e il Col di
Lana.
I soldati in posa, pronti a sparare fanno parte di un clichè
molto comune nella fotografia di guerra, mentre non viene mai
rappresentata la realtà cruenta e disordinata dello scontro.
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Trincee
austriache sul
Sass de Mesdì (Sasso di
Mezzodì). Sullo sfondo
Sass del Mulo e Serauta.
Sul fronte italiano,
la Tofana Prima:
il Canalone dello
scudo nei pressi
del Castelletto.
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