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/ Arte e Cultura /Gaudent Angeli - Raffaella Benori soprano, Silvia De Toffol soprano, Diego Panciera organo - CD musicale
Maestro Diego PancieraGaudent AngeliRaffaella Benori soprano
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| 01 | Thomas Arne | Flute solo | 02’ 47” |
| 02 | Giulio Caccini | Ave Maria | 02’ 58” |
| 03 | Antonio Bononcini | Quis est homo qui non fleret | 02’ 42” |
| 04 | Alessandro Scarlatti | Quae moerebat | 02’ 31” |
| 05 | Louis Vierne | Carillon de Westminster | 07’ 18” |
| 06 | J. Sebastian Bach | Christe eleison | 05’ 45” |
| 07 | Antonio Vivaldi | Esurientes implevit | 01’ 54” |
| 08 | Lèon Boellmann | Suite Gothique - Introduction – Choral | 01’ 53” |
| 09 | Menuet gothique | 03’ 18” | |
| 10 | Prière a Notre Dame | 04’ 25” | |
| 11 | Toccata | 04’ 51” | |
| 12 | W. Amadeus Mozart | Domine Deus | 03’ 46” |
| 13 | Gioachino Rossini | Quis est homo | 07’ 19” |
| Tempo Totale | 51’ 38” | ||
Viene qui presentato un percorso musicale europeo che attraversa quattro secoli, affidato all’organo e a due voci femminili acute: dieci brani di impianto solistico che lasciano emergere la bravura degli esecutori,
messa a nudo nel confronto assoluto con la partitura e nel reciproco rapporto virtuosistico, in una
orchestrazione necessariamente scarna e pura, pulita e “leggibile” anche per i non esperti. Nel panorama
musicale storico, il repertorio per due soprani non è ricco eppure gli autori e i componimenti sono sempre
di elevato spessore. E l’organo solo, nella selezione di opere che compongono questa incisione, è di aiuto a
comprendere le temperie culturali offrendosi quasi come elemento di connessione tra le epoche e i generi.
L’ascoltatore individuerà facilmente, nelle scelte musicali, l’ispirazione prevalentemente mariana.
L’itinerario ha inizio nel Settecento con Thomas Arne, di cui Diego Panciera esegue il Flute solo. Arne fu
il più famoso compositore inglese dell’epoca e il suo stile è stato sempre definto «galante»: l’attenzione
estetica era tratto tipico e apprezzato della musica italiana, che Arne si impegnò incessantemente a
promuovere in patria, legando proprio a questa attitudine la sua fama.
Dall’Inghilterra “italianeggiante” all’Italia vera, con un balzo a ritroso nel tempo: l’Ave Maria di Giulio
Caccini è poco nota e ancor più rara è la versione a due voci. Nato forse a Tivoli nel 1550 e morto a Firenze
nel 1618, Caccini fu compositore, tenore, arpista e violista. Teorizzò il passaggio a forme espressive nuove
e la sua modernità, riconosciuta già dai contemporanei, si manifesta con evidenza nel brano qui eseguito
dai soprani Raffaella Benori e Silvia De Toffol.
Si coglie lo scorrere del tempo e il variare del gusto musicale ascoltando il successivo Quis est homo
qui non fleret dallo Stabat Mater di Antonio Bononcini: restiamo in Italia, dunque, ma ci spostiamo avanti
di qualche decennio e su un tema classico, quello della Vergine che assiste al supplizio e alla morte
del Figlio. Bononcini (1677-1726), violoncellista modenese, mostra tecnica compositiva solida e gusto
sicuro, ricchezza di grazia e vivacità, entro una cornice di chiara eleganza.
Alessandro Scarlatti, palermitano, gli fu contemporaneo (1660-1725). Il suo Stabat Mater (qui ascolteremo
il Quae moerebat) è interamente pensato per due voci femminili in duetto e riflette la maturità dell’autore,
la sua bravura e la sua esperienza accumulata in Italia e all’estero. Nel brano prescelto il duetto si dipana
lineare, del tutto sobrio, svelando la raffinatezza dell’autore e la sua capacità di riprodurre uno stile che
sa di antico. Proprio la complessità del carattere contrappuntistico che Scarlatti predilesse determinò la
scarsa frequentazione di molte sue composizioni, considerate troppo difficili.
Un balzo in avanti, uno stacco forte, fino ai tempi moderni. Il Carillon de Westminster, da Pièces de Fantaisie
op. 54 di Louis Vierne, si articola sulla sequenza del Big Ben, il famoso carillon di Londra: la padronanza
dello strumento si manifesta in particolare nella grandiosa toccata finale. Il leggendario Louis Vierne, nato
nel 1870, fu titolare dell’organo di Notre-Dame a Parigi dal 1900 al 1937 e morì il 2 giugno di quell’anno
sul “suo” strumento, dopo aver eseguito la nota finale dell’ultima sua opera.
Segue l’omaggio al genio di Johann Sebastian Bach (1685-1750). Il Christe eleison è tratto dalla Messa in
si min. BWV 232, una delle opere più pregevoli del musicista tedesco. Nessun dubbio, nessuna incertezza
di fede: la musica di Bach è pregna di sentimento religioso e di devozione. Ma proprio la “Grande Messa”
lascia trasparire il processo di costruzione razionale, le armoniose e studiate architetture che sorreggono
risultati monumentali.
E in Italia? E a Venezia? Contemporaneo di Bach è Antonio Vivaldi (1678-1741). Il suo Esurientes implevit,
dal Magnificat, spogliato dell’accompagnamento musicale originale sprigiona, nell’intreccio melodico delle
sole due voci, la freschezza, la gioia, la brillantezza di cui è capace l’autore veneziano, che seppe creare
opere senza tempo, sempre attuali.
Léon Boëllmann visse negli ultimi decenni del XIX secolo, in Francia. La Suite Gothique op. 25 è una
composizione organistica fra le più eseguite ed è l’opera più apprezzata di questo musicista, che morì
giovane ma seppe guadagnare stima e fama per l’originalità del suo stile, frutto di una formazione
rigorosa. Dopo il solenne Corale del primo movimento seguono la grazia del Minuetto e la delicata Prière
a Notre-Dame, una preghiera; la Toccata finale è di grande vigore e guida l’organista a sprigionare tutta
la potenza sonora dello strumento.
Dalla Francia all’Austria, per gustare quello che Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) compose come
un regalo ed è considerato un componimento fra i più alti della musica sacra del Settecento: la Grande
Messa in do min. KV 427 (qui ascoltiamo il Domine Deus, tratto dal Gloria). L’opera era un dono promesso
in cambio della guarigione di Constanze, che poi sarebbe divenuta moglie del celebre musicista. La Messa,
ancora incompleta, fu eseguita a Salisburgo e proprio Constanze ebbe una delle due parti di soprano. Con
tutto ciò Mozart non riuscì a riallacciare il rapporto con il padre, contrario all’unione tra i due, e fu forse
anche per questo che la Messa restò incompiuta.
Il percorso di questa selezione musicale si compie nell’incontro con il vigore di un altro compositore
italiano, Gioachino Rossini (1792-1868). E sono proprio la forza e la spontaneità i tratti salienti del Quis
est homo dallo Stabat Mater, dove il progressivo intreccio delle due voci di soprano rapisce e coinvolge
l’ascoltatore, affidando poi all’organo il compito di riportare alla calma il cuore scosso dalla sofferenza.
LUIGI GUGLIELMI
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