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Home / Arte e Cultura /Gaudent Angeli - Raffaella Benori soprano, Silvia De Toffol soprano, Diego Panciera organo - CD musicale

Maestro Diego Panciera


Gaudent Angeli


Raffaella Benori soprano
Silvia De Toffol soprano
Diego Panciera organo
Gaudent Angeli

Registrazione live del concerto tenutosi sabato 16 maggio 2009 presso la Chiesa di Santo Stefano di Belluno
organizzato in occasione del ventennale
dell’Associazione Cucchini Onlus.
Per informazioni o acquisto del cd scrivere a diegopan@libero.it


PER INFORMAZIONI COMPLETE SCARICATE IL DOCUMENTO IN .PDF

01 Thomas Arne   Flute solo  02’ 47”
02 Giulio Caccini Ave Maria 02’ 58”
03 Antonio Bononcini Quis est homo qui non fleret 02’ 42”
04 Alessandro Scarlatti Quae moerebat 02’ 31”
05 Louis Vierne Carillon de Westminster 07’ 18”
06 J. Sebastian Bach Christe eleison 05’ 45”
07 Antonio Vivaldi Esurientes implevit 01’ 54”
08 Lèon Boellmann Suite Gothique - Introduction – Choral 01’ 53”
09   Menuet gothique 03’ 18”
10   Prière a Notre Dame 04’ 25”
11   Toccata 04’ 51”
12 W. Amadeus Mozart Domine Deus 03’ 46”
13 Gioachino Rossini Quis est homo 07’ 19”
  Tempo Totale      51’ 38”


Angelo reggilampada del BrustolonViene qui presentato un percorso musicale europeo che attraversa quattro secoli, affidato all’organo e a due voci femminili acute: dieci brani di impianto solistico che lasciano emergere la bravura degli esecutori, messa a nudo nel confronto assoluto con la partitura e nel reciproco rapporto virtuosistico, in una orchestrazione necessariamente scarna e pura, pulita e “leggibile” anche per i non esperti. Nel panorama musicale storico, il repertorio per due soprani non è ricco eppure gli autori e i componimenti sono sempre di elevato spessore. E l’organo solo, nella selezione di opere che compongono questa incisione, è di aiuto a comprendere le temperie culturali offrendosi quasi come elemento di connessione tra le epoche e i generi.
L’ascoltatore individuerà facilmente, nelle scelte musicali, l’ispirazione prevalentemente mariana.
L’itinerario ha inizio nel Settecento con Thomas Arne, di cui Diego Panciera esegue il Flute solo. Arne fu il più famoso compositore inglese dell’epoca e il suo stile è stato sempre definto «galante»: l’attenzione estetica era tratto tipico e apprezzato della musica italiana, che Arne si impegnò incessantemente a promuovere in patria, legando proprio a questa attitudine la sua fama.
Dall’Inghilterra “italianeggiante” all’Italia vera, con un balzo a ritroso nel tempo: l’Ave Maria di Giulio Caccini è poco nota e ancor più rara è la versione a due voci. Nato forse a Tivoli nel 1550 e morto a Firenze nel 1618, Caccini fu compositore, tenore, arpista e violista. Teorizzò il passaggio a forme espressive nuove e la sua modernità, riconosciuta già dai contemporanei, si manifesta con evidenza nel brano qui eseguito dai soprani Raffaella Benori e Silvia De Toffol.
Si coglie lo scorrere del tempo e il variare del gusto musicale ascoltando il successivo Quis est homo qui non fleret dallo Stabat Mater di Antonio Bononcini: restiamo in Italia, dunque, ma ci spostiamo avanti di qualche decennio e su un tema classico, quello della Vergine che assiste al supplizio e alla morte del Figlio. Bononcini (1677-1726), violoncellista modenese, mostra tecnica compositiva solida e gusto sicuro, ricchezza di grazia e vivacità, entro una cornice di chiara eleganza.
Alessandro Scarlatti, palermitano, gli fu contemporaneo (1660-1725). Il suo Stabat Mater (qui ascolteremo il Quae moerebat) è interamente pensato per due voci femminili in duetto e riflette la maturità dell’autore, la sua bravura e la sua esperienza accumulata in Italia e all’estero. Nel brano prescelto il duetto si dipana lineare, del tutto sobrio, svelando la raffinatezza dell’autore e la sua capacità di riprodurre uno stile che sa di antico. Proprio la complessità del carattere contrappuntistico che Scarlatti predilesse determinò la scarsa frequentazione di molte sue composizioni, considerate troppo difficili.
Un balzo in avanti, uno stacco forte, fino ai tempi moderni. Il Carillon de Westminster, da Pièces de Fantaisie op. 54 di Louis Vierne, si articola sulla sequenza del Big Ben, il famoso carillon di Londra: la padronanza dello strumento si manifesta in particolare nella grandiosa toccata finale. Il leggendario Louis Vierne, nato nel 1870, fu titolare dell’organo di Notre-Dame a Parigi dal 1900 al 1937 e morì il 2 giugno di quell’anno sul “suo” strumento, dopo aver eseguito la nota finale dell’ultima sua opera.
Segue l’omaggio al genio di Johann Sebastian Bach (1685-1750). Il Christe eleison è tratto dalla Messa in si min. BWV 232, una delle opere più pregevoli del musicista tedesco. Nessun dubbio, nessuna incertezza di fede: la musica di Bach è pregna di sentimento religioso e di devozione. Ma proprio la “Grande Messa” lascia trasparire il processo di costruzione razionale, le armoniose e studiate architetture che sorreggono risultati monumentali.
E in Italia? E a Venezia? Contemporaneo di Bach è Antonio Vivaldi (1678-1741). Il suo Esurientes implevit, dal Magnificat, spogliato dell’accompagnamento musicale originale sprigiona, nell’intreccio melodico delle sole due voci, la freschezza, la gioia, la brillantezza di cui è capace l’autore veneziano, che seppe creare opere senza tempo, sempre attuali.
Léon Boëllmann visse negli ultimi decenni del XIX secolo, in Francia. La Suite Gothique op. 25 è una composizione organistica fra le più eseguite ed è l’opera più apprezzata di questo musicista, che morì giovane ma seppe guadagnare stima e fama per l’originalità del suo stile, frutto di una formazione rigorosa. Dopo il solenne Corale del primo movimento seguono la grazia del Minuetto e la delicata Prière a Notre-Dame, una preghiera; la Toccata finale è di grande vigore e guida l’organista a sprigionare tutta la potenza sonora dello strumento.
Dalla Francia all’Austria, per gustare quello che Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) compose come un regalo ed è considerato un componimento fra i più alti della musica sacra del Settecento: la Grande Messa in do min. KV 427 (qui ascoltiamo il Domine Deus, tratto dal Gloria). L’opera era un dono promesso in cambio della guarigione di Constanze, che poi sarebbe divenuta moglie del celebre musicista. La Messa, ancora incompleta, fu eseguita a Salisburgo e proprio Constanze ebbe una delle due parti di soprano. Con tutto ciò Mozart non riuscì a riallacciare il rapporto con il padre, contrario all’unione tra i due, e fu forse anche per questo che la Messa restò incompiuta.
Il percorso di questa selezione musicale si compie nell’incontro con il vigore di un altro compositore italiano, Gioachino Rossini (1792-1868). E sono proprio la forza e la spontaneità i tratti salienti del Quis est homo dallo Stabat Mater, dove il progressivo intreccio delle due voci di soprano rapisce e coinvolge l’ascoltatore, affidando poi all’organo il compito di riportare alla calma il cuore scosso dalla sofferenza.
LUIGI GUGLIELMI

PER INFORMAZIONI COMPLETE SCARICATE IL DOCUMENTO IN .PDF


Registrazione live del concerto tenutosi sabato 16 maggio 2009 presso la Chiesa di Santo Stefano di Belluno
organizzato in occasione del ventennale
dell’Associazione Cucchini Onlus.
viale Europa - 32100 Belluno
(presso Hospice- Ospedale san Martino) tel. 0437 516666


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